ARANCIA MECCANICA: LIBERA SCELTA E POTERE

Alex è un giovanissimo teppista in una Londra fuori dal tempo, un ragazzo capace di efferati atti di violenza e di inaudita ferocia, che trascorre il tempo bighellonando con la sua banda di notte per le strade della città, derubando o malmenando per puro piacere i passanti e ascoltando musica classica, la sua grande passione. In seguito all’omicidio di una donna viene arrestato e condannato a quattordici anni di carcere; la prigione non cambia la sua indole violenta, ma lo costringe a convivere con un ambiente malsano e corrotto in pessime  condizioni, e tuttavia Alex, puntando sulla buona condotta, entra nelle simpatie del cappellano e frequenta la biblioteca.C_116_articolo_142_articolo

Dopo qualche mese viene scelto come cavia per la sperimentazione della cura Ludovico (riferimento a Beethoven, eroe del ragazzo), che secondo gli studiosi dovrebbe sopprimere gli istinti crudeli del “paziente” in due settimane e indurlo all’osservanza delle leggi e alla generosità verso il prossimo. Durante queste due settimane Alex viene letteralmente torturato: gli viene somministrato ogni giorno un farmaco che induce nausea estrema ed è costretto a guardare, legato ad una sedia e con gli occhi forzatamente aperti, cortometraggi particolarmente brutali e scioccanti per diverse ore consecutive; l’effetto finale sul suo cervello è devastante: ogni visione e pensiero che siano violenti generano nel ragazzo nausea e ribrezzo, e dunque Alex è costretto dal suo stesso organismo al “bene”.
Scaduto il tempo della terapia, il protagonista, uscito di prigione, ben consapevole della sua situazione di schiavitù mentale ma senza poter fare nulla per ribellarsi, subisce senza reagire la vendetta delle sue vittime che aveva aggredito nel passato, è rifiutato dai suoi genitori ma non riesce ad accusarli né ad opporsi; si rende conto di non essere più in grado di ascoltare la musica classica (la nona di Beethoven era la colonna sonora di uno dei film che aveva dovuto guardare) e, condannato ad una tremenda solitudine, medita il suicidio.

Sorvolando sul resto della trama e sullo stile straordinario di Anthony Burgess, (per il quale va detto che sa trasmettere il senso di un’improbabile identificazione con il protagonista attraverso la narrazione in prima persona e lo strano tono di totale innocenza nelle parole di Alex), Arancia meccanica è un’interessante riflessione sui limiti del potere di uno Stato e sul libero arbitrio degli uomini; sembra quasi che l’autore voglia dirci che è sempre meglio il Male come scelta se contrapposto al Bene come imposizione.
943_bigE l’eccesso di crudeltà del protagonista, il quale diventa moralmente indifendibile, accompagnata dall’identificazione spontanea del lettore, rende chiaramente e con grande efficacia il concetto di libera scelta consapevole. Alex, in principio sceglie di sopprimere gli istinti “buoni” e di comportarsi e vivere secondo quelli cattivi; successivamente lo Stato, che ha evidentemente tra le mani troppo potere sulle vite delle persone, lo corregge manomettendo nel suo cervello il meccanismo della scelta, e costringendolo ad essere quindi in un certo modo stabilito.

Burgess con la sua opera muove una critica spietata alla società plasmata sul modello verticale, in cui i cittadini cessano di essere dignità e diventano strumento per l’azione sull’intera comunità, o in favore dei più potenti (la cura Ludovico rappresentava infatti un mezzo di propaganda elettorale di un partito politico); soprattutto il romanzo mette in guardia da certi meccanismi sociali (magari meno spietati e meno evidenti della tortura che Alex subisce) che tendono a demolire il senso critico dell’individuo e a negare l’effettiva possibilità della scelta, il libero arbitrio.

Burgess esalta la libertà dell’uomo, comunque preferibile all’imposizione, che va contro la nostra natura. L’opera è dunque quanto mai attuale nel contesto del modernissimo dibattito sul conflitto tra libertà e sicurezza e sul loro difficile equilibrio. L’autore non propone una soluzione ma, attraverso un’opera visionaria e incredibilmente originale dal punto di vista dello stile e del linguaggio (esiste un intero dizionario del gergo dei giovani teppisti), focalizza l’attenzione sui gravi rischi di un possibile eccessivo accentramento del potere nelle mani dello Stato e sul controllo che esso può esercitare sugli individui e sui loro diritti , e offre una riflessione provocatoria intorno al prezioso valore della libertà personale.


Bibliografia

Anthony Burgess, Arancia meccanica, traduzione di Floriana Bossi, Einaudi, 1996.