SOCIETÀ VERTICALE E SOCIETÀ ORIZZONTALE

Il testo Sulle regole di Gherardo Colombo, all’interno di un’approfondita riflessione sul senso e sulla natura delle leggi, propone un’importante distinzione tra due modelli diversi di società, quella verticale e quella orizzontale, e individua i presupposti di queste differenti visioni nelle concezioni possibili del genere umano e dell’individuo, oltre che del contenuto effettivo del concetto di giustizia. Partendo proprio dalla domanda cruciale intorno al significato di “giustizia”, Colombo spiega che è altamente variabile a seconda delle radicate e profonde convinzioni dell’uomo che vive in un luogo e in un tempo specifici, dai quali è certamente influenzato.

 

Quando l’uomo vede il suo genere d’appartenenza come un genere regolato dalle stesse leggi che governano il mondo animale, e quindi soggetto alla selezione naturale degli individui “migliori”, pensa di conseguenza di dover assecondare le leggi della natura strutturando la società, cioè l’insieme di tutti gli individui, secondo un ordine gerarchico che abbia al suo vertice i più potenti e ai suoi gradini più passi i più deboli, poco utili al miglioramento collettivo e che quindi possono essere “naturalmente” scartati. La conseguenza (o la causa) di tale concezione è il totale svilimento del singolo individuo umano in favore della comunità: la persona non va salvaguardata, piuttosto costituisce uno strumento per la promozione dei più validi rappresentanti della specie, quando sia tra questi; portata alle estreme conseguenze, questa è l’idea adottata dai più brutali regimi totalitari della storia (Hitler ma anche, secondo un’opposta interpretazione della stessa convinzione di fondo, Stalin); in maniera più moderata, è la concezione che domina, salvo qualche infiltrazione di teorie illuminate mai totalmente adottate da uno Stato, la società fin dai tempi più antichi.

Lo schema organizzativo della società, tendendo questa unicamente alla conservazione del singolo in misura proporzionale al grado occupato da questo nella gerarchia, è alquanto semplice e prevede la risoluzione delle dispute pubbliche e private in favore del più “valido”, cioè il più potente. Inoltre, opacità e disinformazione sono perfettamente funzionali a questa struttura: da un lato tengono salde le barriere tra classi sociali, e dall’altro costituiscono l’arma dei potenti che giustifichi la loro posizione. È evidente che la giustizia in questo caso può significare la limitazione o la totale soppressione delle libertà e dei diritti individuali (si pensi che nelle orazioni di Hitler i richiami al concetto di giustizia come riferimento delle sue teorie erano frequentissimi).

La seconda concezione della società, quella orizzontale, nasce dalla convinzione di essere parte integrante e armonica di una vasta comunità di individui che, al di là delle differenze fisiche e culturali, si riconoscono tutti nel genere umano; il sentimento di base dal quale scaturisce questa convinzione è l’empatia, che deriva dal riconoscimento di sé nell’altro a causa di caratteristiche comuni. In questo modo l’individuo viene valorizzato in quanto dignità e considerato un fine.

Questa idea può essere comprovata, oltre che da esempi di grandi contributi artistici e culturali derivanti da personaggi disprezzati, emarginati, o addirittura condannati e giustiziati nel loro periodo storico (Vincent Van Gogh, Giordano Bruno, Galileo Galilei e altri) anche dalla dimostrazione che il numero crescente di penalizzazioni (fame nel mondo, sfruttamento intensivo delle risorse ridotte etc.) è dovuto all’utilizzo del modello opposto.

La società orizzontale implica una sorta di “scambio”, in cui il cittadino guadagna i diritti fondamentali e cede le libertà che gli renderebbero possibile sfociare nella soppressione dei diritti degli altri, e così fa lo Stato; per fornire un esempio, l’individuo ottiene il diritto alla vita, accetta il divieto di uccidere e lo Stato non punisce il colpevole attraverso la pena di morte. Tuttavia lo Stato, secondo l’autore, deve necessariamente poter limitare ulteriormente le libertà di un singolo (es. libertà di movimento con la prigione) quando questo rappresenti un rischio per le libertà degli altri, e solo in questo caso (utilitarismo della pena).

Questa teoria è un chiaro richiamo al contrattualismo del Diciassettesimo e Diciottesimo secolo, e all’opera di Cesare Beccaria. Oltre ai diritti fondamentali, la società orizzontale prevede che ogni suo membro abbia a disposizione le stesse opportunità degli altri e, essendo necessaria la presenza di posizioni di controllo e di gestione del bene comune, che ognuno vi possa accedere e che siano gestite all’interno dei confini determinati dai diritti di ciascun uomo. La società orizzontale, già nel nome, include l’uguaglianza effettiva tra gli uomini, e necessita della possibilità della scelta, figlia della libertà individuale, che a sua volta ha bisogno della conoscenza delle alternative: “l’informazione è indispensabile per l’esistenza stessa di questo tipo di società”.

Molti dei valori caratteristici di questa seconda concezione della società  e dell’individuo sono tipicamente illuministi, ispirati ad una onesta e razionale analisi dei rapporti tra gli individui, e hanno ispirato documenti di straordinaria rilevanza storico-culturale, come la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 e molte tra le costituzioni moderne; tuttavia l’attuale sistema globalizzato e capitalistico ostacola pesantemente l’attuazione di un simile modello, seppur condiviso dalla maggior parte delle persone a livello teorico, e provoca uno scontro di valori, una contraddizione intricata di concetti che, in vista del futuro sviluppo del genere umano, ancora non è stata risolta.


Bibliografia

  1. Colombo, Sulle regole, Feltrinelli, Milano, 2008