GIUSEPPE MAZZINI

marzo 23, 2016

Fervente repubblicano e democratico, fu la personalità che, più di ogni altra, lottò per l’indipendenza degli italiani dalla dominazione straniera e per la loro costituzione in uno Stato unitario.

Mazzini fotoUn rivoluzionario romantico:

Figlio di Giacomo, medico, e di M. Drago, che lo educò a un senso religioso della serietà della vita e dei doveri che essa impone, da studente fu conquistato dalle idee romantiche, democratiche e repubblicane e maturò presto una passione per l’azione politica. Nel 1827 si iscrisse alla Carboneria, organizzazione rivoluzionaria Segreta in cui assunse una posizione di primo piano. Arrestato dalla polizia sabauda nel 1830, l’anno seguente prese la via dell’esilio. Un grave scacco fu per lui il vano tentativo, nel 1831, di appoggiare con una spedizione dalla Savoia i moti scoppiati nell’Italia centrale. A Marsiglia fondò nel 1831 la “Giovine Italia”, un’organizzazione chiamata a lottare per un’Italia unita, democratica e repubblicana, da radicarsi nel popolo mediante una propaganda capace di rendere pubblici i propri principi. Il popolo era visto da Mazzini come l’unico soggetto capace di conquistare, mediante l’insurrezione, la propria libertà. La mano di Dio avrebbe guidato il  popolo. E, di qui, la formula della religione politica mazziniana: “Dio e popolo”. All’Italia rinata spettava il compito di fondare una terza Roma, dopo quella dei cesari e dei papi, avente la missione di propagare propagandare la fratellanza e la libertà universali. Reagendo agli insuccessi cui andrà incontro la sua azione e dei suoi seguaci, Mazzini fondò in Svizzera la “Giovine Europa” per favorire in tutto il continente, convinto che la libertà dell’Italia avrebbe potuto essere salvaguardata unicamente da quella degli altri paesi europei.

In Inghilterra:

Superata nella “tempesta del dubbio” – una profonda crisi causata da un momentaneo smarrimento per la coscienza delle sofferenze provocate da dolorosi anche sanguinosi fallimenti – nel 1837, espulso dalla Svizzera, si trasferì in Inghilterra dove entrò in contatto con grandi intellettuali che nutrirlo per lui una profonda ammirazione. Intanto il pensiero di Mazzini dall’interesse per l’indipendenza italiana e la libertà delle nazioni si era allargato alla questione sociale. Avverso al socialismo e comunismo, egli sostenne la necessità di difendere gli interessi delle classi lavoratrici mediante opportune riforme sociali e politiche, il mutuo soccorso e le cooperative. In Inghilterra diede vita all’ “Unione degli operai italiani”. Divenuto una personalità di fama ormai internazionale, Mazzini dovette subire i contraccolpi quanto mai negativi dell’esito sfortunato dei moti insurrezionali scoppiati nel 1843 e 1845 e della spedizione fallimentare tentata nel 1844 dai fratelli Bandiera, ufficiali della Marina austriaca. Malgrado non ne fosse responsabile, fu messo sotto accusa per il suo “avventurismo”.

La sconfitta di Mazzini e la vittoria di Cavour:

Nel 1848 l’ondata rivoluzionaria che scosse l’Europa e l’Italia. Allo scoppio della prima guerra di indipendenza italiana Mazzini, contrario alla politica del re di Sardegna che mirava a estendere il proprio regno annettendo la Lombardia, tenne fermi gli ideali dell’unità italiana e, dopo la vittoria degli austriaci sui piemontesi, esortò le correnti democratiche e repubblicane a condurre una guerra di popolo contro lo straniero. Costituitasi nel febbraio 1849 la Repubblica Romana, Mazzini ne divenne il capo. Una volta che la repubblica fu travolta dalle truppe francesi inviate a riportare Pio IX sul trono papale, Mazzini si recò esule prima in Svizzera poi in Inghilterra. Per riprendere iniziativa rivoluzionaria. Nel 1853 il partito d’azione ma tutte le operazioni andare incontro alla repressione. L’insuccesso più grave fu la spedizione di C. Pisacane a Sapri nel 1857. L’azione rivoluzionaria di Mazzini scontava pesantemente il fatto che, nonostante puntasse soprattutto sull’adesione popolare, egli non fosse mai stato in grado di ottenere l’appoggio attivo di significativi nuclei di lavoratori. Le grandi masse contadine rimasero del tutto impermeabili al suo messaggio. Proprio mentre Mazzini doveva confrontarsi con la crisi della sua strategia che faceva appello all’insurrezione popolare, nel regno di Sardegna Camillo Benso conte di Cavour, capo del governo di Vittorio Emanuele II, promuoveva una linea che mirava alla formazione di un regno d’alta Italia sotto i Savoia e alla confederazione degli Stati italiani, cercando in particolare l’alleanza dell’imperatore di Francia Napoleone III. Nello stesso anno dell’insuccesso della spedizione di Pisacane, le delusioni verso le posizioni di Mazzini personalità come Giuseppe Garibaldi e antidemocratici a staccarsi da lui, confluendo nella società nazionali di indirizzo cavouriano. Nel 1859 il Piemonte guidato da Cavour entrò, in alleanza con la Francia, in conflitto con l’Austria dando origine alla seconda guerra di indipendenza; Mazzini si vede così decisamente sfuggire l’iniziativa per opera della monarchia sabauda e delle forze indirizzo moderato avverse alla Repubblica e alla democrazia. Le sue speranze si riaccesero quando nel maggio 1860 Garibaldi, con la spedizione dei Mille, diede inizio alla conquista che si sarebbe conclusa con la liberazione del mezzogiorno. Ancora una volta, tuttavia, subì una disillusione, poiché Garibaldi si era accordata con il re Vittorio Emanuele II accettando che l’unità italiana si compisse come estensione della monarchia sabauda.

L’isolamento:

Dopo il compimento parziale dell’unità d’Italia nel 1861 (mancavano ancora il Veneto, il Trentino e soprattutto Roma), Mazzini si trovò ad essere per molti aspetti uno straniero in patria. L’Italia monarchica e fondata sul dominio politico e sociale di una ristretta minoranza non soltanto non era quella per cui si era battuto, ma lo respingeva. Nel ultimo periodo della sua vita Mazzini dedicò molte delle sue energie alla battaglia per l’elevazione delle condizioni delle classi lavoratrici. Prese parte a Londra alla fondazione della prima internazionale del lavoro e dei lavoratori del 1864, opponendosi alle posizioni dei marxisti e degli anarchici, poiché, in quanto riformista democratico, non condivideva le loro teorie rivoluzionarie. Nel 1870, recatosi a Palermo per preparare l’insurrezione popolare, venne arrestato e rinchiuso a Gaeta per alcuni mesi. Morì a Pisa sotto mentite spoglie nel Marzo 1872.

 


Bibliografia:

 Giuseppe Mazzini, a c. di G. Monsagrati, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol.72 (2008):

on line: http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-mazzini_(Dizionario-Biografico)/