LA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ROMANA

marzo 23, 2016

repubblica romanaLa Repubblica Romana rappresenta uno dei punti più alti del Risorgimento Italiano. Nella capitale pontificia la breve alleanza tra Pio IX e i liberali volgeva al termine. Il 15 novembre del 1848 il capo del governo, Pellegrino Rossi, fu assassinato. Il Papa si rifugiò, allora a Gaeta, mettendosi sotto la protezione del re di Napoli, Ferdinando II di Borbone. Nella capitale, rimasta ormai senza governo, presero il sopravvento i gruppi democratici. Nel gennaio del ’49 si tennero le elezioni a suffragio universale che portarono alla formazione di una Assemblea Costituente. Il 9 Febbraio dello stesso anno l’Assemblea proclamò la decadenza  del potere temporale dei papi e annunciò che lo Stato avrebbe assunto “il nome glorioso di Repubblica Romana” , adottando come forma di governo la “democrazia pura” e stabilendo con il resto di Italia “le relazioni che esige la nazionalità comune”. Era il primo passo verso la realizzazione di quella “Costituente italiana” che avrebbe dovuto fondare la costituzione dell’unità nazionale su basi democratiche e non dinastiche. A reggere le sorti delle nuove istituzioni, fu eletto un triunvirato, titolare del potere esecutivo, composto da Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi.

La nuova organizzazione dello Stato:

Art. 15 – Ogni potere viene dal popolo. Si esercita dall’Assemblea, dal Consolato, dall’Ordine giudiziario.

Secondo la nuova costituzione, in primo luogo vennero divisi i tre poteri politici: il potere legislativo fu assegnato all’Assemblea; quello esecutivo al Consolato; quello giudiziario all’omonimo Ordine.

L’assemblea era formata da rappresentanti del popolo, eleggibili dopo i 25 anni, che si occupavano soprattutto della politica interna e, in parte, di quella estera. L’Assemblea veniva sciolta e rieletta ogni 3 anni e le sue riunioni potevano avvenire pubblicamente.

Il Consolato era formato da 3 membri, eletti dall’Assemblea, che restavano in carica per 3 anni. Avevano a disposizione la nomina di ministri in campi militari, economici,sociali e culturali.

Ogni anno si riunivano con l’assemblea nel Consiglio di Stato per deliberare riguardo politica interna ed estera.

L’Ordine giudiziario era formato da giudici, nominati dal Consolato, che rispondevano solo allo Stato. Le sentenze potevano avvenire sia pubblicamente che a porte chiuse.

La nuova Costituzione:

Si tratta di uno dei documenti costituzionali più democratici e laici per i tempi in cui fu scritto. L’innovazione più importante e significativa è quella che sopprime la condizione privilegiata della religione cattolica come religione di Stato, e afferma il principio per cui la fede religiosa è irrilevante per l’esercizio dei diritti civili e politici. Il testo è costituito da otto paragrafi di principi fondamentali e da sessantanove articoli raggruppati sotto otto titoli più alcune disposizioni contingenti contenute negli articoli 65-69.

Gli otto titoli nei quali era articolata la versione definitiva del 3 luglio erano:

  1. Dei diritti e dei doveri dei cittadini
  2. Dell’ordinamento politico
  3. Dell’assemblea
  4. Del consolato e del Ministero
  5. Del Consiglio di Stato
  6. Del potere giudiziario
  7. Della forza militare
  8. Della revisione della Costituzione

Prima di questi otto titoli però era presente il capitolo dedicato agli 8 Principi Fondamentali dell’uomo.

Questi ribadiscono l’uguaglianza davanti alle leggi, la necessaria divisione dei poteri politici, la ancor più necessaria divisione della politica dalla religione (VII – Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici. VIII – Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale.)

Queste novità hanno, di fatto, comportato il riconoscimento dei diritti civili e politici per tutte le minoranze religiose, indistintamente; sono stati, quindi, aboliti i tribunali ecclesiastici in materia mista e in quella civile; è stato riconosciuto il libero accesso alle cariche politico – amministrative nello stato romano che, prima, erano invece sempre monopolio delle persone che portavano la tonaca (cardinali, monsignori, etc.) e ricoperte, pertanto, solo da ecclesiastici.

La libertà e l’uguaglianza nella Repubblica Romana:

II – Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta.

Questo è il 2º principio fondamentale della costituzione romana e esprime in pieno gli ideali che si erano diffusi, dalla Francia rivoluzionaria, ormai in tutta Europa.

Dal punto di vista dell’uguaglianza si andava delineando una società veramente nuova, in nessun altro stato,  a parte la Francia, il popolo aveva un potere così grande. Il voto era a suffragio universale maschile (anche se, ufficialmente, non fu mai vietato il diritto di voto alle donne).

Non ci furono più distinzioni (come detto anche sopra) di tipo sociale ed economico ma si giudicava in maniera razionale con “Giustizia bendata”. Per Mazzini, che fu uno dei tre triumviri, il miglioramento di una Stato avveniva solo con il miglioramento delle condizioni economiche e sociali delle classi popolari, anche se rifiutò sempre la lotta di classe come strumento di emancipazione. Coerentemente con tali premesse, a Roma furono abolite la confisca delle proprietà, la pena di morte e la tortura (la Repubblica Romana fu il secondo stato, dopo il Granducato di Toscana, ad abolire tali pene).

Con la cacciata del Papa, poi, furono proprio le donne, prima considerate, sotto lo Stato pontificio, inferiori all’uomo, a fare grandi passi avanti. Se già c’era un’apertura al voto, per la prima volta anche  queste poterono essere nominate per la successione dei beni familiari e fu istituito anche il matrimonio civile.

È nel campo della libertà che però si fecero i passi avanti più importanti. Infatti dopo aver “liberato” Roma dal Papa, si istituì uno stato laico che prevedeva una libertà di culto più ampia, fino ad allora negata per evidenti motivi: ai cittadini era permesso il culto della religione ebraica e cattolica, mentre agli stranieri qualunque culto non ufficiale (per esempio, era permesso l’ateismo, la massoneria, di cui sappiamo che Garibaldi fece parte, o la religione individuale, come quella di Mazzini).

La laicità dello stato permise l’abolizione della censura e quindi il libero pensiero, grazie soprattutto all’eliminazione dell’Inquisizione che, fino ad allora, aveva bloccato il progresso e la libertà di indagine dell’uomo.

Evidenti sono gli influssi delle idee rivoluzionarie francesi e troppo moderna, per allora, era la Costituzione Romana con i suoi principi di libertà e uguaglianza.


Bibliografia:

 La Repubblica Romana, https://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Romana