LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

marzo 29, 2016

La Dichiarazione universale dei diritti umani è un codice etico ed è soprattutto il documento più importante sui diritti individuali che sia mai stato approvato dagli stati membri delle Nazioni Unite, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948. Essa è inoltre un insieme di principi e non di norme applicabili nei singoli stati, infatti è per lo più svincolata dalle norme giuridiche presenti in ogni paese membro.

Dopo la seconda guerra mondiale gli Alleati sentirono il bisogno di dover compilare un elenco di diritti validi universalmente soprattutto a seguito delle atrocità commesse con la shoah. Ladichiarazdirittiumani

dichiarazione è frutto di una elaborazione centenaria, che parte dai primi principi etici classico-europei e arriva fino al Bill of Rights (1689), alla Dichiarazione d’Indipendenza statunitense (4 luglio 1776), ma soprattutto alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino stesa definitivamente nel 1789 durante la Rivoluzione Francese e seguita dalle dichiarazioni del 1793 e del 1795.

Il testo dei 17 articoli della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789 fu il prodotto di un lungo dibattito e venne steso in base ai nuovi trattati filosofici di Locke, Voltaire, Rousseau e ai trattati dei grandi giuristi dell’Illuminismo, fondatori del diritto naturale.

Questa dichiarazione proclama l’esistenza di almeno tre diritti dell’uomo quali la libertà, l’uguaglianza e la proprietà inviolabile, e due della nazione ovvero il principio della sovranità nazionale e quello della separazione dei poteri. Il risultato di questa Dichiarazione pone l’uguaglianza dei cittadini in secondo piano rispetto alla loro libertà, a differenza delle affermazioni della dichiarazione del 1793, dove certamente l’uguaglianza era relegata ad una posizione più modesta.

Ma la Dichiarazione odierna espressa come Convenzione Internazionale, fu certamente sottoposta ad un processo di modificazione e ampliamento a favore di quegli stati che non accettavano alcuni articoli. Il primo esempio di questo processo, che seguitò alla stesura della Dichiarazione nel XVIII secolo, ebbe inizio con Rousseau che, manifestando totale disaccordo sul principio della proprietà definita come “un diritto sacro e inviolabile”, afferma che la sua legittimità è la prima causa nonché l’origine della disuguaglianza sociale.

Questa disuguaglianza infatti, quasi del tutto assente nello stato di natura dell’uomo, deve essersi sviluppata proprio in seguito ai progressi umani in campo legislativo e sociale. Ancora, la dichiarazione del 1948 fu oggetto di aspra critica da parte dei paesi socialisti, che volevano il riconoscimento dei diritti economici, sociali e soltanto di alcuni diritti politici. L’origine di questo disaccordo sta nel fatto che i paesi socialisti considerano tutt’ora l’uomo prima come “lavoratore” e poi come “cittadino”. La maggior parte dei paesi socialisti si limitò infatti ad astenersi dalla votazione per ribadire la propria insoddisfazione riguardo alcuni aspetti della Dichiarazione, soprattutto per il fatto che essa pone come diritti fondamentali, ovvero egualmente importanti sia i diritti civili e politici sia quelli economici e sociali.

La Dichiarazione non riscosse quindi un consenso unanime. Infatti, come abbiamo appena visto, essa venne contestata dai paesi socialisti e dalla Chiesa cattolica e rifiutata dai paesi islamici.

La Dichiarazione venne rifiutata da alcuni stati islamici come Sudan, Pakistan, Iran e Arabia Saudita, in quanto il rappresentante iraniano presso le Nazione unite affermò essere “una interpretazione laica della tradizione giudaico-cristiana”. Fu così che il 19 settembre 1981 a Parigi presso la sede dell’UNESCO venne proclamata la Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo, che consta di 23 articoli preceduti da un corposo preambolo dal quale si evince la concezione secondo la quale la legge islamica sia effettivamente l’unica garante dei diritti fondamentali dell’uomo.

L’Islam ha plasmato la società che è stata costruita nei secoli, in conformità con i principi e regole giuridiche che danno a questi diritti consistenza e stabilità. Vi sono molti punti di divergenza tra le due dichiarazioni. Gli esempi più eclatanti si trovano ad esempio in merito alla giustizia:

Art.4: Diritto alla giustizia

1) Ogni individuo ha diritto di essere giudicato in conformità alla Legge islamica e che nessun’altra legge gli venga applicata…

5) Nessuno ha il diritto di costringere un musulmano ad obbedire ad una legge che sia contraria alla Legge islamica. Il musulmano ha il diritto di rifiutare che gli si ordini una simile empietà, chiunque esso sia: «Se al musulmano viene ordinato di peccare, non è tenuto né alla sottomissione né all’obbedienza»

Art.5: Il diritto ad un processo giusto

2) Nessuna accusa potrà essere rivolta se il reato ascritto non è previsto in un testo della Legge islamica…

Si possono trovare elementi irrimediabilmente contrastanti anche per quanto riguarda la libertà di pensiero e di opinione che nei paesi islamici è sempre stata vincolata alla legge del Corano:

1) Ogni persona ha il diritto di pensare, di credere e di esprimere quello che pensa e crede, senza intromissione alcuna da parte di chicchessia, fino a che rimane nel quadro dei limiti generali che la Legge islamica prevede a questo proposito. […]

«Quando giunge loro una notizia rassicurante o allarmante, essi la divulgano; se l’avessero riferita all’Inviato di Dio e a quelli di loro che detengono l’autorità, per domandare il loro parere avrebbero saputo se era il caso di accettarla, perché di solito si fa riferimento alla loro opinione» (Cor. 4,83).

Dopo la prima dichiarazione ne vennero firmate altre come la Dichiarazione del Cairo dei Diritti umani dell’Islam, firmata nel 1990, molto più compatta rispetto alla precedente Dichiarazione dei diritti dell’Islam.

Bisogna puntualizzare il fatto che (evidente anche dalla pluralità di dichiarazioni proclamate) esse hanno un carattere puramente declamatorio e teorico e che non hanno avuto alcuna conseguenza istituzionale di controllo nei singoli stati. Si limitano dunque ad essere una mera teorizzazione di una specificità considerata patrimonio unico degli stati islamici che talvolta permette a questi ultimi di evadere da responsabilità e norme internazionali, in contrasto con le norme interne giustificate, appunto, da queste dichiarazioni.

Rappresenta, in parte, un’eccezione, la Carta araba, firmata dalla Lega araba nel 1994. La Carta prevede l’istituzione di un Comitato di esperti cui è conferito il mandato di esaminare i rapporti che gli Stati membri sono tenuti a presentare periodicamente per poi trasmettere alla Commissione Permanente per i Diritti dell’Uomo della Lega un proprio rapporto contenente le deduzioni e controdeduzioni presentate dagli Stati.

Una volta promulgata la Dichiarazione, alla comunità internazionale si pose immediatamente il problema di individuare le istituzioni e i meccanismi di garanzia in grado di conseguire risultati concreti in merito alla tutela dei diritti umani. Per garantirne l’applicazione, l’ONU promosse accordi internazionali; ma contrasti tra singoli stati fecero sì che le parti relative ai controlli sul rispetto dei diritti venissero relegate in protocolli facoltativi, quindi di debole efficacia pratica.

Per quanto riguarda invece il genocidio, come reazione agli orrori della shoah, nel 1948 le Nazioni Unite approvarono anche la Convenzione sulla prevenzione e la repressione del genocidio, che entrò in vigore nel 1951. Nella Convenzione il genocidio veniva considerato il risultato di una serie di azioni criminali volte a distruggere un “gruppo indelebile”, cui gli individui appartenevano per nascita (gruppi nazionali, etnici, razziali, o religiosi). Questa definizione giuridica si dimostrò inadeguata in quanto la limitazione del genocidio ai “gruppi indelebili” era molto problematica dato che sotto l’etichetta del genocidio non potevano più essere classificati atti finalizzati all’annientamento dei gruppi politici, sociali, economici, in generale dei gruppi a cui si apparteneva per scelta. Ciò pose dunque le basi per un problema di diritto internazionale che sarebbe emerso nei decenni successivi.


BIBLIOGRAFIA:

Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948:

Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo:

La storia e la struttura della Dichiarazione universale:

http://www.humanrights.com/it/what-are-human-rights/brief-history/the-united-nations.html

Fonti e collegamenti interattivi: