L’UGUAGLIANZA IN PLATONE E ARISTOTELE

marzo 29, 2016

PlatoneL’avversione platonica nei confronti della democrazia è innegabile e di natura profonda. Per Platone la democrazia presuppone l’uguaglianza degli uomini anche se non realizza il bene comune.

Egli sostiene che solo “la classe d’oro” deve poter governare, in quanto l’unica che può accedere al mondo intangibile delle idee (mito delle stirpi). Platone infatti non ammette l’uguaglianza, e sostiene che la società debba essere divisa in classi (organicismo), alle quali sono assegnati differenti compiti. La diversità degli individui e la loro differente destinazione sociale non dipendono da un fattore ereditario, ma esclusivamente antropologico e psicologico.

Quindi, sebbene Platone non accetti l’uguaglianza, egli è contro una comunità di caste chiuse; nel suo Stato ideale deve essere garantita la mobilità sociale e nessun uomo deve essere favorito o sfavorito a causa delle sue origini: i cittadini si devono distinguere solo in base alla loro indole. Platone dunque, anticipa di moltissimi anni uno dei principi cardine degli Stati democratici contemporanei: ogni uomo deve avere le stesse opportunità, a prescindere dal ceto sociale e dalla famiglia di provenienza. Egli infatti  riteneva che, affinché uno Stato funzioni nel migliore dei modi e sia retto dai cittadini più validi, è necessario che vengano eliminate le “disuguaglianze di ordine economico e sociale”, e che siano considerate solo le disuguaglianze naturali. Nello Stato Platonico i funzionari vengono eletti dai voti di tutti i cittadini; per questo è necessario che ogni cittadino conosca le leggi e abbia ricevuto la stessa educazione dei suoi concittadini al fine di poter distinguere ed eleggere gli uomini dall’indole “d’oro”.

AristoteleAnche Aristotele, come il suo maestro, sostiene che il primo dovere di una Stato sia quello di educare i cittadini secondo le proprie voµous le quali sono le  uniche ad  avere il diritto di governare. Aristotele, a differenza di Platone, sostiene che ogni uomo abbia il dovere di contribuire allo Stato e interessarsi di politica. Egli attribuisce a tutti i cittadini il diritto di governare, e infatti sostiene che i cittadini devono essere atti tanto a governare, quanto ad essere governati, e devono instaurare tra di loro solo rapporti che non limitino la libertà del singolo.

Aristotele non elimina dal suo modello di Stato i privilegi, ma sostiene che solo i cittadini che contribuiscono a rendere il proprio paese un posto migliore hanno diritto di ricevere cariche e onori al di sopra dei loro concittadini. Aristotele, quindi, disegna l’uguaglianza proporzionale: a ciascuno secondo i suoi meriti. Lo Stagirita, a differenza di Platone, sostiene che non esista una disuguaglianza naturale, ma che un cittadino si possa differenziare da un altro solo a causa delle sue azioni.


Bibliografia

 Sinclair, Il pernsiero politico classico, Laterza, Bari, 1996, vol. I