MAGNA CHARTA LIBERTATUM

marzo 23, 2016

Il 15 Giugno 1215, il re d’Inghilterra Giovanni Senzaterra (John Lackland) fu costretto, a seguito della disfatta nella battaglia di Bouvines delle forze inglesi e tedesche contro quelle francesi nel 1214, a concedere ai suoi feudatari, baroni che erano stati tassati arbitrariamente durante il periodo bellico e che avevano partecipato in prima persona alle battaglie, una serie di diritti che ancora oggi sono la base e i principi della democrazia moderna.

Magna Charta

Sebbene in precedenza avvennero altri casi di concessioni di privilegi da parte del sovrano a comunità o sudditi, quelli che Federico Barbarossa garantì alla Lega Lombarda nel 1183 sono il caso più eclatante, la Magna Charta Libertatum è stata poi sempre interpretata come il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini.

In sostanza essa confermava i privilegi del clero e dei feudatari, eliminando o diminuendo l’influenza del re:

  • Il sovrano non poteva imporre nuove tasse ai suoi vassalli diretti senza il previo consenso del Commune Consilium Regni, ente formato da arcivescovi, abati, conti e baroni;
  • L’Habeas Corpus Act, principio tutt’oggi fondamentale, garantiva ad ogni uomo di condizione libera di non poter essere imprigionato prima di aver sostenuto un regolare processo da parte di una corte di pari. A corollario dell’Habeas Corpus veniva ribadita la necessaria proporzionalità della pena rispetto al reato;
  • Veniva istituita una commissione di venticinque baroni, che, nel caso in cui il re avesse infranto i suoi solenni impegni, gli dovesse far guerra, chiedendo la partecipazione di tutti i sudditi;
  • Veniva infine sancita l’integrità e libertà della Chiesa inglese, precedentemente messa in discussione sia dalla disputa tra Enrico II, padre di Giovanni, e l’arcivescovo di Canterbury Thomas Becket (sulla giurisdizione regia nelle cause criminali contro gli ecclesiastici), sia dall’iniziale mancato riconoscimento (compiuto solo dopo la scomunica da parte del papa Innocenzo III con la Bolla pontificia del 24 agosto 1215) dell’arcivescovo Stephen Langton (tra i maggiori ispiratori della Charta) da parte del re Giovanni.
  • Erano poi state prese altre misure di stampo minore di carattere economico e territoriale (legge della “foresta”).

Benché la Magna Carta sia stata più volte modificata, nel corso dei secoli, da leggi ordinarie emanate dal parlamento, conserva tuttora lo status di Carta fondamentale della monarchia britannica, mentre per lo Stato americano ha significato il principio primo da cui è poi derivata la Dichiarazione d’Indipendenza del 1776, che recita: “Tutti gli uomini sono creati uguali. Il Creatore li ha dotati di alcuni diritti inalienabili, tra i quali vi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità. I governi sono stati istituiti tra gli uomini per assicurare tali diritti, e derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati.”

È pertanto evidente come questa dichiarazione, rielaborata con chiari influssi illuministi, all’epoca venuti a contatto con i rivoluzionari americani (si pensi ai soggiorni di Benjamin Franklin in Europa, a contatto con le accademie francesi e la Royal Society), abbia il suo nucleo cardine nella prima, storica, Carta dei Diritti, quando il popolo inglese, che ancora adesso ringraziamo, fu il primo ad ergersi a difensore delle proprie libertà, che poi sono quelle di ogni essere umano.


Bibliografia:

  1. Castronovo, Un mondo al plurale, dalla metà del Seicento alla fine dell’Ottocento, La Nuova Italia, Milano, 2009

https://it.wikipedia.org/wiki/Magna_Carta